Orgasmi per tutti? Non sempre (ma ci piace lo stesso): In difesa di tutto ciò che non è orgasmo

 

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Ah, il momento del climax. Che goduria. Lui che ti stringe come se avesse paura di lasciarti andare, tu che gli attorcigli le gambe intorno alla vita, i respiri che aumentano, il sangue che ribolle. E poi lui che viene dentro di te, e tu… tu che perdi il tuo orgasmo. Puff. Sparito nel nulla. Succede. Oppure: lui che ti stringe, tu con le gambe attorcigliate intorno alla sua vita, il respiro, il sangue, tu che ci sei, ci sei quasi, ci stai arrivando… e lui che d’improvviso si ritrae, per trattenere la sua eiaculazione, e tu che, di conseguenza, perdi il tuo orgasmo. Puff. Succede. Oppure ancora: lui che ti stringe, le tue gambe, il respiro, il sangue, lui che viene dentro di te, e tu… tu niente. Il piacere c’è, ma l’orgasmo non arriva. Succede.

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Il bacio: Spogliarsi, semplicemente.

Aladdin and Jasmine

Immagine: thedisneyprincess.tumblr.com

Tempo fa, per Angolo Donne, in forma anonima, avevo scritto un articolo sull’importanza del bacio. Oggi lo ripropongo sul mio blog, leggermente rielaborato in base alle mie esperienze negli ultimi anni, perché il post originale risale al 2012! Una vita fa in termini di maturazione sessuale e sentimentale, ed è proprio da questo sembrarmi che sia passata una vita che mi rendo conto che tutte le scelte che ho fatto finora sono quelle giuste e che quella che sto vivendo è una Relazione, con la R maiuscola e in grassetto, ché non sei in una relazione degna di nota se non cresci mai. E che fatica arrivare a concedermi una Relazione con la R maiuscola e in grassetto. Che fatica arrivare a convincermi che “Io valgo”, per citare la L’Oreal, e che ce la potevo fare e che fose, almeno un po’, una Relazione me la meritavo anche.

Ma sto divagando. Ripropongo l’argomento del bacio perché non si potrà mai sottolineare abbastanza quanto il bacio sia fondamentale in un rapporto. Continua a leggere

Siamo donne, non cani: Non fischiarmi dietro quando cammino

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Image: stopstreetharassment.org

Le donne non dovrebbero tollerare le molestie in strada o liquidarle come “solo un complimento”. E’ un falso mito, che siano solo un divertimento innocuo. Si tratta di potere e controllo — e, come so per esperienza personale, possono facilmente tramutarsi in violenza.

Oggi la pagina Facebook del movimento Se Non Ora Quando ha riportato l’articolo di Laura Bates, giornalista della testata inglese The Guardian. Io ve lo riporto tradotto e corredato, in calce, da qualche impressione personale. Perché ne abbiamo davvero abbastanza.

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14 Febbraio: Io festeggio me. E le donne.

Ebbene sì. Ci siamo. È il 14 Febbraio. Le rose si sprecano, i cuori pure, i soldi non ne parliamo. Sui «Ti amo» pressoché fasulli, poi, stendiamo un velo pietoso. Tipo quello del tizio entrato nel locale di pasticceria/panetteria/bar triestino in cui mi trovavo ad aperitivizzare ieri sera. Il Mr. Darcy de’ noartri, a braccetto con una graziosa ragazza bionda che fino a pochi istanti fa si limonava selvaggiamente davanti alla vetrina del posto, ha acquistato una torta cioccolatosissima a forma di cuore adornata da rose di panna e zucchero e un «Ti amo» scritto in calligrafia perfetta, probabilmente da un amanuense, con del goloso cioccolato bianco. Per coronare il suo slancio d’affetto, questo premuroso Jay Gatsby dei nostri tempi ha accompagnato il suo acquisto con un’occhiata alla sua accompagnatrice e la frase: «È per la mia ragazza domani. Non ti frega, vero?». Che classe! Che stile! Che larva d’uomo! 

Per questa e per tante altre ragioni, io questo 14 Febbraio non festeggio San Valentino. Io voglio festeggiare le donne. E oggi le donne le festeggia anche il mondo. 

Le festeggiano le comunità indigene (e anche le non-indigene, si spera) del Nord America con il loro Global Day to Honor Missing and Murdered Indigenous Women. Lassù tra le nevi e le piogge del Canada, a Toronto e a Vancouver, ogni anno si organizzano cerimonie, manifestazioni e danze per ricordare le donne Nativo-Americane scomparse o vittime di morte violenta: una piaga, questa, che purtroppo si trascina da sempre. (Più informazioni su questa pagina del sito di Aboriginal Press e sulla pagina Facebook dell’evento, entrambe in inglese.) 

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Oggi, le donne le festeggia il pianeta, con la campagna internazionale 1 Billion Rising organizzata da V-Day, un movimento globale che si prefigge di porre fine alla violenza su donne, ragazze e bambine. Si tratta di una manifestazione annuale, una chiamata a raccolta che è iniziata il 14 Febbraio 2013 e si ripeterà ogni 14 Febbraio, una danza collettiva (letteralmente) contro la violenza. Purtroppo sono venuta a sapere in ritardo di questa bellissima iniziativa, ma non fa niente: per quanto mi sia già segnata in agenda la data del 14 Febbraio 2015, l’azione contro la violenza non finisce certo oggi. Si può e si deve agire tutti i giorni. Con le parole, con l’ascolto, con la lettura, con i fatti. Dobbiamo ballare ogni giorno, tutti. 

Se qualcuna di voi che mi leggete si stesse preparando a festeggiare San Valentino, con una scatola di cioccolatini sotto il braccio e un mazzo di rose in mano, buon per voi! Però, ragazze, oggi amate soprattutto voi stesse. Amatevi tutti i giorni, e oggi prendetevi un momento per amarvi ancora di più. 

E ora, se volete scusarmi, devo andare a ballare. 

Dai 7 ai 12 giorni: Quella temibile Premenstrual Syndrome

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La famigerata sindrome premestruale non è mai stata un mio problema. Anzi, ha sempre rappresentato per me qualcosa di cui conoscevo l’esistenza soltanto per sentito dire. Da qualche ciclo a questa parte, però, anch’io sono caduta preda di questa patologia. È una di quelle cose che non ti rendi conto di quanto siano bastarde finché non ti capitano, non importa quante volte leggi che negli USA, in Inghilterra e in Francia le forme più acute vengono considerate come attenuanti in caso di reati di aggressione da parte di una donna. Finché non ce l’hai, non ci arrivi. Punto. È come leggere sui giornali la notizia di un terremoto. Leggi e pensi, «È terribile!», ma non riesci a metterlo a fuoco davvero: si tratta di un evento lontano, distante da te, e finché non ti crollerà il terreno sotto i piedi non sarai mai in grado di comprenderne l’entità. Ecco, la temutissima PMS è così: spaventosa e terribile, ma finché non saranno i tuoi ormoni a dare di matto, rimarrai sempre attonita quando la tua amica ti telefona in lacrime perché il suo ragazzo farà tardi al lavoro e, quella sera, non potranno vedersi. Quando “finalmente” la disgrazia ti colpisce, però, rimani totalmente spiazzata: ché mica sai come gestirle, queste ondate di emozioni totalmente ingarbugliate. Quella rabbia assoluta nei confronti dell’esistenza, quell’odio indiscriminato verso il mondo, quel groppo alla gola e quel magone che ti sale quando ti scuoce la pasta 7 giorni prima del ciclo. Ad un certo punto della storia del genere umano, Madre Natura deve aver pensato che i crampi lancinanti, il dolore costante ai reni, le emicranie, le nausee e le ovaie che pulsano tanto da sembrare voler fuoriuscire dal nostro corpo a mo’ di Alien non fossero abbastanza: bisognava attaccarci qualcos’altro. Madre Natura deve aver pensato che noi donne dovessimo venir temprate dal dolore e dallo squilibrio emotivo. Grazie, Madre Natura.

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